La mobilità elettrica in Italia, migliaia di nuovi posti di lavoro in arrivo

| 18 ottobre 2019

Il futuro dei trasporti pubblici e privati risiede nell’uso sempre maggiore dell’energia “pulita” e in particolar modo di quella elettrica. I prodotti elettrici delle case automobilistiche e in generale delle imprese che operano in tale ambito migliorano sempre più in termini di affidabilità e qualità e aumentano di anno in anno anche in quantità. Questo comporterà nel breve periodo (alcuni dati dicono entro il prossimo decennio), una brusca impennata della richiesta di lavoratori in grado di operare nel settore della mobilità elettrica. Si tratta di tecnici, non solo laureati (anche se per la maggiore si parla di ingegneri) e di manager che siano caratterizzati da competenze e percorsi formativi specifici e innovativi.

Se la rivoluzione rappresentata dalla mobilità elettrica è ormai quasi moda in diversi Paesi del mondo (molto bene il continente europeo), forse in Italia il vero tsunami tecnologico (e sotto certi aspetti anche sostenibile ed ecologico) deve ancora arrivare. Comunque negli ultimi anni, le politiche di incentivi messe in atto a livello regionale e nazionale e il tessuto imprenditoriale relativamente effervescente sono stati fattori centrali e determinanti, al fine di fungere da veri e propri catalizzatori del fenomeno della mobilità elettrica in Italia. A tal proposito, le opportunità professionali saranno decine di migliaia e in particolare c’è un progetto tutto italiano, ancora in fase embrionale, inerente il riciclo delle batterie delle auto elettriche, che potrebbe portare presto alla nascita di almeno 70mila nuove assunzioni.

L’idea che sta prendendo forma è promossa dal Cobat, il Consorzio di Raccolta e Riciclo di pile e accumulatori; il gruppo Fiat Chrysler Automobiles e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che assieme ad altri soggetti del panorama italiano coinvolgeranno più di 10mila imprese, con una conseguente rilevante ricaduta occupazionale, di sviluppo e innovazione sulla nostra Penisola. Alla base del progetto, il riutilizzo delle batterie ritenute scariche e quindi dismesse che in realtà mantengono fino all’ultimo ancora un’importante percentuale di carica residua. Questa energia non verrebbe quindi sprecata, bensì resa nuovamente utilizzabile, soprattutto alla luce di una domanda sempre crescente di energia elettrica in ambito mobility.

Un ruolo da protagonista in questo processo di innovazione, come già detto, lo sta giocando a carte scoperte l’Unione Europea, che ha già emanato diverse direttive, soprattutto fra il 2014 e il 2016 (questa una delle più importanti), con lo scopo di incentivare l’uso di mezzi di trasporto a zero emissioni e quindi anche elettrici, sia nel privato sia nel pubblico.

Ma quali sono i profili professionali che verranno maggiormente ricercati in futuro? Sicuramente si tratta di “lavoratori nuovi”, che saranno figli dei più recenti percorsi universitari e formativi, nonché di istituti tecnici all’avanguardia e attenti all’evoluzione del mercato del lavoro. Troveranno comunque posto anche coloro che già lavorano nel settore di riferimento. Proprio questi ultimi avranno la possibilità di formarsi su temi che già conoscono, spesso affini alle nuove richieste portate dall’e-mobility. Banalmente un esempio è quello dei meri meccanici, che dovranno trasformarsi e aggiornarsi in meccatronici, avendo a che fare sempre più spesso con mezzi elettrici.

Non a caso le grandi compagnie automobilistiche del globo hanno già avviato da tempo progetti formativi per i lavoratori del domani.

Il consiglio per chi cerca o cercherà prossimamente lavoro in questo settore è quindi quello di aggiornarsi sulle discipline meccanico-elettroniche e svolgere percorsi formativi ad hoc, perché l’onda dell’e-tech in ambito mobilità è comunque in arrivo.

Clicca qui per continuare a leggere l’articolo! (FONTE)

Category: Ecologia