Quanti parlamentari per ogni paese alle elezioni del 2019? La proposta del Parlamento europeo

| 20 febbraio 2018

Il 7 febbraio 2018 il Parlamento ha votato la proposta per il cambiamento del numero dei seggi nel dopo Brexit.

La proposta del Parlamento chiede la riduzione del numero dei parlamentari dopo il ritiro effettivo del Regno Unito e suggerisce alcuni cambiamenti nel numero dei seggi assegnati a ciascun paese, che in alcuni casi potrebbe aumentare.

 

 

Il Parlamento europeo conta oggi 751 seggi, il numero massimo consentito dai trattati UE. Di questi 751, 73 seggi sono assegnati al Regno Unito, lo stesso numero dell’Italia. La relazione – votata il 7 febbraio 2018– propone di redistribuire 27 di questi seggi ad altri paesi e tenerne da parte 46 per le future adesioni. Quindi il numero di parlamentari totali eletti per la prossima legislatura dovrebbe essere, secondo questo sistema, 705.

 

Redistribuzione: non ci perde nessuno

La redistribuzione dei seggi proposta dai parlamentari assicura che nessun paese avrà un numero minore rispetto all’attuale. Alcuni paesi acquisirebbero da uno a cinque seggi in più.

La proposta è stata fatta secondo il principio della “proporzionalità regressiva”, il che significa che, se da una parte i paesi con una popolazione maggiore avranno più deputati di quelli con una popolazione minore, il numero di cittadini rappresentati da un eletto è maggiore per i paesi più grandi. Questo principio serve ad assicurare che i paesi con meno abitanti abbiano comunque una presenza forte all’interno del Parlamento.

Questa nuova distribuzione entrerebbe in vigore solo dopo l’uscita del Regno Unito, prevista per marzo 2019. I leader dei gruppi politici hanno proposto al Consiglio che le lezioni europee si tengano dal 23 al 26 maggio 2019.    

 

Perché una redistribuzione è necessaria

Al momento non c’è una formula precisa per determinare il numero di parlamentari per ogni paese. Ci sono solo le regole generali stabilite dall’articolo 14 del Trattato sull’Unione europea. Questo significa che la decisione deve essere presa dai capi di stato e di governo prima di ogni elezione.

Adesso che la plenaria ha votato in favore della redistribuzione, la proposta verrà presentata ai capi di stato e di governo che devono raggiungere una decisione unanime su questo tema.

 

Le elezioni e la presidenza della Commissione

Un’altra relazione approvata il 7 febbraio 2018, gli eurodeputati hanno ribadito il sostegno al sistema dei candidati, chiamato “Spitzenkandidaten“, introdotto nel 2014. Secondo questo sistema i partiti politici devono indicare prima delle elezioni europee chi è il candidato o la candidata alla presidenza della Commissione europea. Questo sistema assicura un legame fra la scelta della presidenza e le elezioni europee. Gli eurodeputati si sono detti pronti a rifiutare il candidato o la candidata alla presidenza che non sia nominato/a attraverso questo sistema.

 

 

FONTE

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